Lettera a un Risparmiatore

Risparmiatore

Non ti conosco. Probabilmente non ci siamo mai incontrati, ne mai ci incontreremo. Non so neppure che fine farà questa lettera. Forse si perderà tra i meandri del web, tra le condivisioni di ricette a base di zenzero e l’ennesima citazione del professore di turno.

Potresti essere uno studente, che si interroga su quale futuro lo aspetta. Oppure una persona che lavora, dipendente o imprenditore. Magari sei in vista della pensione, e ti interroghi su come sarà la tua vita nei prossimi anni.

Oppure in pensione ci sei già, e stai raccogliendo, si fa per dire, i frutti di una vita di contributi pagati a un fantomatico ente che ora dovrebbe restituirteli. Ma potresti anche essere una persona che il lavoro non ce l’ha, o perché l’ha perso o perché non lo ha mai trovato.

Non so nulla di tutto questo. Ma a ben vedere non ha molta importanza.

Una cosa la so.
A meno che tu abbia conseguito una laurea a indirizzo economico o finanziario, o a meno che la tua professione ti abbia portato in quella direzione, sei una persona finanziariamente ignorante. Come me.

Siamo ignoranti perchè non sappiamo gestire il denaro. Si tratti di 500 Euro o di 500.000. Del resto, perchè dovremmo saperlo fare? Mica ce l’hanno insegnato. A scuola si studia Leopardi, geometria, biologia, fisica quantistica.

Mica come fare a meno delle banche. Anzi. Il caro salvadanaio donato ai bimbi prelude proprio al conto corrente che custodirà il denaro in età adulta. Da lì parte l’imprinting.

Non avere una cultura finanziaria costa, perché implica doversi fidare degli altri. Dell’impiegato di banca, che pontifica su quale straordinario investimento siano le obbligazioni e le azioni dell’Istituto per cui lavora, salvo portare a casa uno stipendio di 1400 Euro al mese. Del direttore di banca, che di soldi ne guadagna di più ma che si guarda bene dall’investirli negli strumenti finanziari dell’istituto che dirige.

Dei sindacati, che invitano i lavoratori a investire la liquidazione nei fondi pensione, spesso da loro stessi controllati. Dai gestori dei fondi investimento. Da SICAV, SIM, promotori finanziari, e più in generale da un esercito di individui che campano (e bene) gestendo il denaro altrui.

Se ci pensate, è più o meno quello che fece un burattino di legno svariati anni fa, consegnando quattro talenti a due loschi figuri a cui la penna di Collodi volle dare le connotazioni di un gatto e di una volpe.

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Recentemente i media hanno passato, peraltro senza eccessiva enfasi, la notizia che alcuni risparmiatori hanno perso il proprio denaro investendo in azioni e obbligazioni della banca a cui si erano rivolti. Spesso della banca di fiducia, anche se forse questo termine appare, come dire, un po’ eufemistico.

Famiglie rovinate da una politica europea incentrata sulle banche, non certo sulle persone. Una politica fatta da banchieri per gli istituti di credito, di sicuro non per i piccoli risparmiatori. Una politica che porterà alla probabile disgregazione di un’unione europea che delle caratteristiche di un’unione non possiede nulla, se non la valuta.

Ma parte della colpa, una buona parte, è nostra. Perché se è vero che nessuno ci ha insegnato a gestire il denaro, è altrettanto vero che non abbiamo fatto nulla per impararlo. Molto più comodo fidarsi dell’esperto di turno, anche se vive con 1400 Euro al mese.

Conoscere i meccanismi di un’obbligazione, di un’azione, di un ETF, di un fondo di investimento, prima di investirci denaro, è una cosa alla portata di tutti. Basta aver voglia di farlo. Conoscere quali sono i rischi, a cosa andiamo incontro, evitando di domandarlo alla volpe di turno, non solo è possibile, ma è doveroso.

Sono i nostri soldi, i nostri risparmi, ciò per cui abbiamo speso il nostro tempo, che non tornerà più. E’ quello stesso denaro che condiziona la qualità della nostra vita, e quella di chi ci sta accanto. Piaccia o meno.

Esiste un investimento sicuro? La risposta è si. Non sono BOT e CCT. Neppure oro o diamanti. E’ ben altro. Qualcosa che nessuno potrà mai portarci via, qualunque cosa accada.

Si chiama FORMAZIONE. Impariamo a investire una piccola parte del nostro denaro per apprendere come far fruttare la parte più cospicua. Impariamo a gestire i soldi in prima persona, senza consegnarli a un gatto o una volpe travestiti in giacca e cravatta.

Facciamolo con un libro, un corso, una consulenza indipendente (non mirata a raccogliere denaro, per intenderci). Non ci metterà al riparo da investimenti finanziari sbagliati, ma saremo noi a decidere in quale direzione andare.

La formazione costa? Certo che costa. Ma infinitamente meno di quanto costi non averla.

Forse questa lettera non ti troverà d’accordo. Forse ribatterai che non è un tuo problema, perché tanto di denaro non ne hai. Forse ti reputi un bravo consulente finanziario, e replicherai dicendo che sono i soliti luoghi comuni, che si sta facendo di tutta l’erba un fascio.

Forse esprimerai un dissenso, o forse condividerai queste opinioni. La maggior parte di voi si limiterà a leggere senza commentare. Ci sta. Siamo tanti e siamo diversi. Ma siamo tutti sulla stessa barca.

Se queste righe saranno servite ad aprire gli occhi anche a uno solo di voi, sarà valso il tempo che ho impiegato per scriverle.

di Roberto Zaretti

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