Pensione e Canarie: una Scelta per Molti

Pensione

Ieri mattina, molto di buon’ora, io e mia madre siamo andate in ospedale per le analisi di routine.

Dopo una fila che sembrava interminabile (soprattutto perché ero a stomaco vuoto) arriva finalmente il nostro turno. Con immenso piacere, incontriamo una persona conosciuta, un’infermiera che già altre volte si era occupata di noi per il prelievo del sangue e che anche stavolta ci accoglie con un bel sorriso e con un abbraccio.

Con mia mamma si conoscono abbastanza bene: si tratta della madre di un suo ex alunno (mamma è insegnante di italiano alle superiori), un ragazzo con problemi di apprendimento causati della dislessia. Con l’aiuto di mamma, il ragazzo è riuscito a migliorare ed è per questo che sua madre, l’infermiera, è sempre molto carina con noi.

Mentre si prepara per il prelievo, parliamo, e tra una chiacchiera e l’altra le faccio sapere di essermi trasferita alle Canarie.

Da quando sono tornata in Italia, cioè da circa due settimane, ho incontrato decine di persone, alcune residenti all’estero, altre trasferitesi al nord per lavoro (sono del Lazio). Bene o male, ho sempre percepito un pizzico di invidia da parte loro mentre parlavo del mio trasferimento.

Questa volta, invece, sono stata letteralmente travolta dalla curiosità: ho bene impressi nella memoria gli occhi azzurri (bellissimi) della mia interlocutrice, spalancati e attenti, come se parlassi di qualcosa di assolutamente essenziale, oserei dire vitale, per lei.

Mi chiedeva informazioni sulle tasse, sul costo della benzina, sugli affitti, sulla frequenza e il prezzo dei voli, su come avrebbe potuto raggiungermi in caso avesse deciso di fare una vacanza lì, sul clima, sulla gente, sulla lingua…questo, in meno di 5 minuti.

Ero così affannata nel cercare di rispondere a tutte le sue domande che mi sono dimenticata del terrore che mi provoca la vista del sangue e degli aghi: parlavo a raffica guardandomi il braccio, sbalordita dal suo stupore.

 

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La nostra chiacchierata si conclude con una frase disarmante, che l’infermiera pronuncia quasi ad alta voce: “Io non gliela do la mia pensione allo Stato italiano”.

Sebbene non fosse certo la prima volta, fui stupita dal tono risoluto, arrabbiato e insieme palesemente stanco di questa donna che, per inciso, ha un carattere forte, una certa maturità e un lavoro di tutto rispetto.

Le lamentele contro i politici italiani e le loro riforme sono all’ordine del giorno in tv. Siamo talmente assuefatti alle sopraffazioni, agli sprechi e alle ingiustizie che spesso reagiamo con rassegnazione, un atteggiamento purtroppo molto diffuso in Italia, e non solo tra i più vecchi.

Perciò, vedere davanti a me, così inaspettatamente, una donna di una certa età decisa a lasciare tutto e a partire per luoghi lontani una volta arrivata alla pensione, mi ha piacevolmente sconvolto.

Mi ha fatto capire che anche se la scelta di dover abbandonare il proprio paese lascerà sempre (checché se ne dica) un po’ di amaro in bocca per lei, non sarà mai tanto dolorosa quanto quella di restare.
Certo, questo non vale per tutti, ma è senza dubbio un’opinione condivisa da una parte consistente della popolazione italiana.

Gran Canaria, l’isola in cui vivo, è indubbiamente la meta preferita per i viaggiatori della la terza età: spuntano da tutti gli angoli vecchietti arzilli, con lo zainetto in spalla e le maniche corte, felici di godersi un clima mite tutto l’anno. Ancora più felici sono i pensionati che vedono lievitare considerevolmente il potere d’acquisto della propria pensione, essendo questa soggetta ad una minore tassazione.

Inutile ricordare che la vita alle Canarie costa sicuramente meno che in Italia (la benzina viene 93 centesimi al Litro, il diesel 86 centesimi; un pacchetto di Marlboro da 20 costa 3 euro – anche se è sempre meglio non fumare; fare la spesa costa molto meno e si può andare a cena in due, mangiare pesce freschissimo e spendere meno di 30 euro) e che anche vivendo senza grande rinunce, resterà sempre un gruzzoletto da parte.

Conosco persone che, una volta smesso di lavorare, non avevano voglia di stare senza far niente; quindi si sono trasferiti e hanno ricominciato a lavorare. Alcuni di questi, hanno imparato a fare trading online, una soluzione che gli permette di avere il tempo libero e di lavorare da casa senza stancarsi.

Per chi volesse saperne di più, può contattarci scrivendo un commento sotto questo post.

di Annamaria Cardinali

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5 Comments

  1. Bruno Abati scrive:

    Scusate, ma non è possibile con un bel REFERENDUM POPOLARE fare uno stato nuovo all’interno di questo stato di merda e mettere fuori legge tutti i ladri di stato, i furbetti del vitalizio, i dirigenti strapagati per merito della tessera del partito, i dipendenti statali con i diritti acquisiti e tutti quei fannulloni ruba stipendio che approfittando della tessera protettiva del sindacato hanno ridotto questo paese alla miseria??

    • Cate scrive:

      Sono una dipendente statale. Insegno. Un mestiere logorante, pieno di contraddizioni e alla mercé dei governi e delle loro riforme di turno. Percepisco lo stipendio di un operaio. I dirigenti fanno il bello ed il cattivo tempo ed abusano continuamente del loro potere. I sindacati fanno i interessi. Mi potresti spiegare come trufferei lo stato e quali sarebbero questi diritti acquisiti? Se non svolgo deontologicamete in modo corretto il mio lavoro, io sono soggetta al licenziamento cone qualsiasi altro lavoratore. Basta com questa retorica delle frasi fatte. La rivoluzione non la si fa facendosi la guerra tra poveracci.

      • Ele scrive:

        Mi sa che non sei aggiornata sugli stipendi degli operai, che beninteso lavorano 40 ore settimanali per 11 mesi l’anno. Ricordami inoltre il nome dell’ultima insegnante licenziata, per favore. E siamo seri…
        .

      • Lilai scrive:

        Non penso si riferisse a chi come te lavora. Ma a tutti quelli che, x esempio, timbrano il cartellino e poi vanno al bar, dal parrucchiere ecc… ne vediamo molti in tv ogni giorno da anche dal vivo. Dovresti essere indignata anche tu x tutte quelle persone che rovinano la categoria, xké come te, ci sono persone che lavorano,ma altre approfittano e basta

  2. Luigi scrive:

    Sarai una delle rare dipendenti statali che lavora

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