Lo scorso 6 marzo, su Repubblica.it, ho letto un post dal titolo “Donne italiane, l’illusione della parità” : conteneva alcuni dati, ricavati da un sondaggio condotto dal Censis.

Dalla ricerca si è dedotto che “Le donne italiane lavorano di più, sono pagate meno e il peso degli impegni familiari è soprattutto sulle loro spalle”.

“Uomini e donne tra i 25 e i 64 anni dedicano alla cura personale il 46 per cento del loro tempo. Il resto della giornata media vede le donne avere un’ora in meno di tempo libero, quasi quattro ore in più di lavoro familiare e circa due ore in meno di occupazione retribuita.”

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“Gli uomini italiani sono ancora poco collaborativi nei lavori domestici. […] Si registra meno condivisione del lavoro domestico soltanto in Turchia, Portogallo e Messico.”

Insomma, riguardo la parità dei sessi, siamo ancora il fanalino di coda dell’Europa. Ma che in Italia la cultura maschilista sia, per certi versi, imperante è cosa ben nota.

Se il patriarcato ha allentato la presa, resta comunque il primato dell’uomo nel mondo del lavoro, la semi-estraneità di quest’ultimo alle faccende di casa e alla cura dei figli, e tante altre iniquità e bestialità che non sto qui a ricordare.

La stragrande maggioranza delle donne italiane lavora, si occupa delle faccende, della spesa, dei figli, dell’economia domestica, della manutenzione della casa.

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Si sente spesso parlare di uomini che cucinano meglio delle donne, di padri affettuosi, presenti, di mariti premurosi che aiutano le mogli a sistemare la cucina dopo cena, a stendere i panni quando la lavatrice ha finito… uomini capaci persino di stirarsi le camicie da soli, di cucinare prelibatezze da ristorante.

Se ne parla parecchio, davvero.
Eppure, io ‘sti uomini non li ho ancora mai visti.
Secondo me sono solo leggende. Gemme rare, tutt’al più.

Dimostratemi il contrario. Portatemi un video, un paio di foto “prima-e-dopo”, con lui sfinito che si appoggia al bastone del mocio. Aggiornatemi ogni volta che succede, così vediamo con che frequenza si verifica l’opera buona e giusta. Fatelo e cambierò idea.

Per ora, resto ferma sulle mie convinzioni: noi donne facciamo tanto, a volte troppo, spesso tutto da sole. Accade tutti i giorni, dalla notte dei tempi.

Proprio per questo, forse, siamo vittime di noi stesse. Siamo così abili a destreggiarci tra figli, lavoro, mariti, casa e genitori che se dovessimo rifiutarci, delegare tutto a qualcun altro o smettere per sempre di farlo, l’universo cadrebbe a pezzi. E ovviamente, la colpa sarebbe solo nostra.

Tutti ci punterebbero il dito contro: figli, mariti, genitori, datori di lavoro.

Pensateci: cosa accadrebbe se tutte le donne del mondo incrociassero le braccia per un po’?

Due parole: il caos.
Orde di uomini esauriti, disperati. S’inginocchierebbero in lacrime ai piedi delle loro donne, pregandole di tornare “al lavoro”, di rimettersi ai fornelli, di calmare il pianto inconsolabile dei figli, nel panico più totale.

Per carità. Non mi si venga a dire che il genere maschile se la cava benissimo anche senza di noi. Risparmiateci, almeno oggi, da simili eresie.

Quale uomo, sano di mente, prenderebbe il posto di una donna?

L’8 marzo è arrivato. Quest’anno, guarda caso, è stato indetto uno sciopero generale, un atto di protesta globale da parte di tutte le donne. Si sciopera contro la violenza maschile, i femminicidi e la violazione dei diritti.

“Le donne non lavorino, né a casa, né fuori”.

In teoria, un’idea rivoluzionaria. Ma se tutte le donne del mondo smettessero di lavorare, dentro e fuori casa, per un giorno, l’unico vero risultato che otterrebbero sarebbe il doppio del lavoro da fare il giorno dopo.

Magari potessimo scioperare tutte.

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Siamo drammaticamente insostituibili. Vittime di noi stesse e della nostra cultura, schiave della casa e delle nostre amate famiglie.

La parità è lontana e molto dipenderà (ancora una volta) da noi.

Tuttavia, se la casa, la cultura, la famiglia ci rendono schiave, il lavoro ci rende libere.
Disporre a piacimento del denaro guadagnato con il lavoro, potersi permettere tutto senza chiedere niente a nessuno: questo significa essere libere.

Il lavoro ci dà la libertà di scegliere come vivere, non importa quanto denaro si ha a disposizione. Chiunque può concedersi, almeno una volta, di uscire a cena con le amiche, di pagarsi un massaggio, di comprarsi un gioiello, di fare mille altre cose, anche stupide o di poco conto, purché gratificanti.

Lavorare significa avere i mezzi per premiarsi, ripagare se stesse per la fatica di ogni giorno. E se il tempo libero è poco o manca del tutto, occorre trovarlo. È un diritto, il tempo, e come tale ci spetta. Se manca, possiamo pretenderlo.

Ma se alle donne che lavorano manca il tempo libero…alle donne che non lavorano, mancano i soldi.

Per le casalinghe a tempo pieno, trovare un’ora libera non è certo un problema.
Per loro, a volte, il tempo è così tanto da sembrare troppo.

Quando la casa – pulita e sistemata – si svuota, le giornate si dilatano e l’unica soluzione che una casalinga ha per ammazzare il tempo, sembra essere il telecomando. Tutt’al più, Facebook.

Le casalinghe a tempo pieno non guadagnano dal lavoro che fanno a casa. L’unico denaro che gli passa tra le mani è quello di mariti e genitori, che non sarà Mai davvero roba loro.

E allora, come guadagnarsi un po’ di libertà finanziaria sfruttando il tempo libero a disposizione?

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Tra le soluzioni possibili, ce n’è una che va già di moda: si chiama Internet.
Studiare, imparare un mestiere, guadagnare: tutto senza spostarsi da casa.

Abbiamo già parlato del lavoro da casa.

Per saperne di più, ecco i link agli altri articoli:

di Annamaria Cardinali

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