Nel 2004 Carlo Vanzina, noto regista, diresse un lungometraggio con questo titolo. Non vinse l’Oscar per la miglior regia, ma rimane una pellicola gradevole.

Prima di lui, nel 1988, il cantante Antonello Venditti pubblicò un album con lo stesso titolo. Tra l’altro, è la stessa raccolta di “Ricordati di me”, uno dei successi più importanti per il cantautore romano.

Entrambi esempi apprezzabili, ma a onor del vero in Italia, e non solo, da parecchio ci si era accorti di vivere in un mondo di ladri. Quel che è peggio è che molti di loro stanno ancora allo stesso posto dove stavano trent’anni fa, a decidere dei nostri destini, a legiferare. Ma questa è un’altra storia.

11713251_500_500Nel corso degli anni le abitazioni italiane si sono trasformate in bunker: porte blindate, inferriate alle finestre, sistemi di allarme, vigilanza notturna e quant’altro. E’ prosperato un vero e proprio business nel settore della sicurezza, e purtroppo tutto lascia pensare che non potrà che crescere.

Eppure… ogni giorno subiamo un furto. Anzi, più di uno. Decine di furti. Senza reagire. Sembra incredibile, ma è così. Non stiamo parlando di denaro, stiamo parlando di qualcosa che, a parole, ognuno di noi si dichiara consapevole di reputare più importante dei soldi. Salvo non curarsi del fatto che gli venga sottratto in modo subdolo.

Avete capito. Stiamo parlando del tempo.

Di quelle ventiquattro ore che, democraticamente, sono appannaggio di tutti senza alcuna discriminazione di ceto o cultura. Sui social si sprecano gli aforismi sul fatto che il tempo sia più prezioso del denaro. Stessa cosa per i like, le condivisioni.

Eppure, se ci entrano in casa per rubare cento euro corriamo a denunciare la cosa, ma se ci rubano trenta minuti del nostro tempo, che per qualcuno potrebbero valere cinque o dieci volte tanto, non c’è denuncia che tenga.

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Peggio. Non esiste reato. Provate a recarvi a una stazione dei carabinieri a denunciare un furto di tempo. Rischiate un TSO.

Che stai dicendo? In che modo qualcuno ruberebbe il nostro tempo? In centinaia di modi diversi. E sono talmente tanti che non ce ne rendiamo neppure conto.

Dalla coda in posta, all’agente immobiliare che suona il campanello per chiedere se la tua casa è in vendita. Dal call center dell’operatore telefonico che ti avvisa della nuova imperdibile promozione, ai testimoni di Geova che si sentono in dovere di comunicarti l’imminente ritorno del Messia. Dalla coda in tangenziale per una viabilità assurda, alla burocrazia che pretende ore per pagare le tasse o compilare un formulario.

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Potremmo stilare un elenco sterminato di “ladri di tempo”: tribunali, studi di professionisti, avvocati, banche, scuole, ospedali, e via dicendo.

Paradossalmente, qualcuno è pure consapevole di perpetrare un furto. Sono coloro che esordiscono dicendo “le rubo solo un minuto”. A parte che spesso quel minuto si traduce in un quarto d’ora o più, la risposta dovrebbe essere: “chi le dà il permesso di rubarmi qualcosa? Qualcosa di così prezioso, oltretutto?”

Probabilmente, se a fine giornata facessimo il conto di tutto il tempo che abbiamo buttato per l’incompetenza di qualcun altro, per la poca professionalità, per la pessima organizzazione di un servizio che potrebbe essere erogato meglio, ci renderemmo conto che all’appello mancano svariate ore di quelle 24 che ci spetterebbero di diritto.

Che alla fine della nostra vita si tradurranno in anni gettati al vento, anni che avremmo potuto spendere in maniera più proficua, se non ci fossimo imbattuti nel ladro di turno.

Vogliamo parlare di quanti non si presentano puntuali a un appuntamento, ogni volta con una scusa più o meno banale? Anche questo è un furto. E pure una mancanza di rispetto, aggiungerei.

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Cosa fare? Forse dovremmo imparare ad essere più intransigenti con chi si permette di farci perdere tempo con tanta disinvoltura. Forse sarebbe il caso di farglielo osservare una prima volta, e poi eliminarlo dalla nostra esistenza in presenza della reiterazione del reato.

Forse qualcuno dovrebbe pensare ad aprire un sito virtuale dove poter presentare denuncia per il furto di tempo. Servirebbe a poco da un punto di vista pratico, ma almeno si darebbe un nome al “malfattore” e lo si consegnerebbe al pubblico ludibrio.

Giunti a questo punto, qualcuno potrebbe commentare che, in fondo, anche leggere questo articolo ha comportato un dispendio di tempo. Questo però non è un furto. E’ una scelta volontaria. In tribunale direbbero “assolto per non aver commesso il fatto”.

Capita anche a voi di avere a che fare con i ladri di tempo?
Pensate alla giornata appena trascorsa. A chi dareste l’ergastolo?

Un attimo, per favore…
…scusate, suonava il telefono. Mi hanno appena proposto un’imperdibile sistema di opzioni binarie. Vi devo lasciare. Non ho più tempo per scrivere.

di Roberto Zaretti

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