Avete presente la notizia di quella trentacinquenne di Mestre assunta al nono mese di gravidanza, a una settimana dal parto?
Una novità assoluta, talmente straordinaria che la si vedeva rimbalzare da un quotidiano all’altro, partendo da Facebook e arrivando addirittura all’estero, tanto eccezionale si presentava.
Ovviamente, diffusa com’era, non poteva non arrivare agli occhi e agli orecchi di alcuni ex dipendenti dell’azienda in questione.

Una, in particolare, ci ha tenuto a fare pubblicamente alcune precisazioni, che hanno avuto come effetto immediato quello di far scoppiare la bolla mediatica che si era creata intorno al caso.

Partendo dal principio: un’azienda di Mestre, la The Creative Way, stava cercando un commerciale da assumere. Una donna di 35 anni, Martina, invia la propria candidatura. Viene fissato un colloquio, al quale la donna si reca senza troppe speranze, in quanto sarà costretta a mostrarsi col pancione. Sorprendentemente, il responsabile dell’azienda decide di accettare la candidatura di Martina, che firmerà il contratto di assunzione a pochi giorni dal parto.

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Segue un’intervista con il Corriere della Sera, la cui eco mediatica è sensazionale. Ovviamente viene intervistato anche il responsabile dell’azienda: “L’ho fatto per le competenze di Martina, perché sono lungimirante e anche perché mia moglie è stata licenziata quando restò incinta”.
Entrambe le interviste fanno il giro del web.

Arrivano ad un’altra Martina, un’ex dipendente che si sente (giustamente) in dovere di dire le cose come stanno. A quanto pare, il responsabile dell’azienda sarebbe tutt’altro che un benefattore, un uomo gonfio di superbia, che ama mostrare gli orologi e le macchine che possiede ma trascura i dipendenti pagandoli a singhiozzo, accampando scuse agghiaccianti per rimandare o addirittura non liquidare i TFR.

Secondo Martina “2”, la scelta del boss è solo un espediente di marketing, un tentativo di riabilitare l’immagine sua e dell’azienda, un modo per farsi pubblicità e ottenere visibilità.

Ora, a prescindere dalle reali motivazioni all’origine dell’assunzione di Martina”1″, resta comunque il fatto che l’assunzione in azienda di una donna prossima al parto fa notizia, eccome se la fa!

Maternità e lavoro, in molti casi, non vanno affatto d’accordo.

Se una donna è in cerca di lavoro ed è incinta, difficilmente troverà qualcuno disposto ad assumerla. Accade anche che alcune donne vengano licenziate non appena la notizia della gravidanza arriva al boss, proprio in un momento in cui diventa essenziale avere una disponibilità economica sufficiente a vivere bene.

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E anche laddove non si verifichi l’infamia del licenziamento, può accadere che sia la donna stessa a decidere di lasciare il lavoro in corrispondenza della maternità, di solito perché è difficile conciliare le due cose, soprattutto quando non si ha un aiuto vicino.

In tutti questi casi, che sia voluta o meno la condizione di disoccupazione, molte mamme si ritrovano a vivere la maggior parte del loro tempo dentro casa, senza percepire entrate proprie e nella speranza di ricominciare presto a lavorare.

Certo, stare a casa quando si è appena diventate mamme ha indubbiamente i suoi vantaggi: non c’è più lo stress degli spostamenti tra casa e lavoro, il tempo che si dedica ai figli aumenta, ecc.

Ma quante donne si sentono frustrate nell’essere disoccupate, nel rinunciare alle proprie passioni, alle occasioni di autorealizzazione, nel non godere più di una libertà economica?

La soluzione al senso di insoddisfazione, nella maggior parte dei casi, è il lavoro da casa.

Abbiamo già parlato dei vantaggi del lavoro da casa. A quelli già noti, si aggiunge, nel caso delle neo mamme, una discreta serie di benefici:

– la possibilità di guadagnare, innanzitutto, di garantirsi una propria libertà economica, di potersi permettere tutto, senza dover chiedere o rinunciare a niente;
– la possibilità di coltivare le proprie passioni, di lavorare per autorealizzarsi, senza rinunciare a migliorarsi professionalmente;
– l’opportunità di assecondare le proprie ambizioni e di lasciarsi alle spalle il senso di frustrazione;
– la possibilità di essere presenti in tutte le fasi della crescita dei figli;
– la possibilità di gestire le emergenze, nel caso i figli si ammalassero;
– la sicurezza di avere un’alternativa valida al lavoro fuori casa, qualora questo non dovesse arrivare o laddove si decida di restare a casa per tutta una serie di motivi (tra cui il senso di colpa nei confronti dei figli quando si è assenti).

Quali sono le attività lavorative da svolgere interamente e comodamente da casa?

Tutte quelle che prevedono l’uso di un computer e di una connessione internet. Tra queste, lo spread trading.
Per saperne di più, www.heklamoney.com.

di Annamaria Cardinali

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