Qualche giorno fa, ho sentito parlare di un film che devo assolutamente vedere.

S’intitola “In Time”.

Il cast non è granché, ma la trama sembra davvero accattivante: ruota tutto intorno al concetto del tempo, bene prezioso alla stregua del denaro che nel film ha sostituito la moneta, diventando l’unico mezzo di pagamento.

In un’ambientazione fantascientifica, tutto è stato programmato in funzione del tempo.

Gli umani nascono con un timer sul braccio, programmato per farli invecchiare fino ai 25 anni di età. Una volta raggiunta quella soglia, tutti avranno diritto ad un anno extra, al termine del quale, se non è stato accumulato altro tempo, si muore.

Per gli autori del film, è il tempo il bene più prezioso. Come il denaro, esso diventa oggetto del desiderio, conteso, bramato avidamente, con tutte le conseguenze del caso: c’è chi ne ha di più, chi di meno e chi commette crimini per appropriarsene.

Gli squilibri della società immaginata sono gli stessi di quella reale: poveri e ricchi, prepotenti e vittime.

L’anno è il 2169.

Certo, l’immaginazione degli autori ha avuto libero sfogo nello script, ma non è forse possibile un futuro in cui saremo tutti costretti a lottare per guadagnare tempo da vivere?

Viviamo in un mondo in cui il tempo è già un lusso, dove le persone fanno i salti mortali per avere un giorno libero.

È il mercato a volerci sempre sul pezzo, a lavorare di giorno e di notte, il sabato e la domenica, per guadagnare di più. Siamo reperibili sempre, agganciati ai social e quindi al resto del mondo, che appena ci vede online si sente in diritto di contattarci, anche all’una di notte o di domenica mattina.

La nostra “società continua” è fatta di negozi sempre aperti, “24/7”, cioè 24 ore al giorno, tutta la settimana.
Esercizi commerciali, asili nido, mezzi pubblici: sempre funzionanti, sempre accessibili, per chi non dorme, per chi lavora la domenica, per chi non ha tempo e ha bisogno di fare spesa alle 5 di mattina, evitando la ressa dell’ora di pranzo e guadagnando un’ora per andare a prendere i figli a scuola.

“Guadagnare un’ora”, altro che fantascienza! Il tempo è quanto di più prezioso abbiamo.

E ne abbiamo sempre meno.

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Perché?

Perché lavoriamo tanto. Perché sgobbiamo ogni giorno per avere più soldi e per vivere meglio.

Lavoriamo per garantire un futuro ai nostri figli, per assicurarci una vecchiaia serena.

Lavoriamo per il tempo, il nostro e quello degli altri.

Sappiamo benissimo che il denaro non ha alcuna importanza se non si ha il tempo per spenderlo e per godere delle cose che abbiamo.

A questo proposito, mi viene in mente un’altra storia, che molti di voi conosceranno sicuramente. Una novella di Verga, di solito si studia a scuola. S’intitola “La roba”.

Il protagonista è Mazzarò, un contadino basso e panciuto, “ricco come un maiale”, che ha passato la vita ad accumulare beni e terreni, ai quali è molto, molto affezionato. Sgarbato e sempre indaffarato, vive solo per la sua “roba”, talmente ossessionato dalla smania di accumulare da ritrovarsi di colpo in punto di morte, costretto a separarsi da tutto.

La reazione di Mazzarò all’ineluttabilità del suo destino è violenta ed esasperata: “andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini”, al grido di “Roba mia, vientene con me!”.

La novella è una critica dell’autore all’avidità e all’attaccamento ai beni materiali. Fissato con la sua “roba”, Mazzarò ha speso la sua vita a lavorare. Alla fine, è morto solo, senza avere il tempo di godersi i suoi beni.

Insomma, ci chiediamo ogni giorno se preferire il tempo ai soldi o i soldi al tempo.

In realtà, la risposta è ovvia.

Sarebbe più bello non dover scegliere. Sarebbe bello (e anche giusto) lavorare meno e guadagnare abbastanza da vivere tranquilli, senza la smania di accumulare, senza ansia.

Lavorare e avere tempo. Forse, si può…

di Annamaria Cardinali

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