Oro Nero: Echi di Guerra

Quotazioni Petrolio: aumentano le tensioni sui mercati. Venti di guerra sul fronte Russia-Ucraina fanno passare in secondo piano i dati economici USA di luglio, positivi. Incognita sanzioni. Chi pagherà il conto?
Oro Nero Echi di Guerra
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Prezzi dell’oro nero o greggio a picco. Possibili sanzioni alla Russia per la situazione Ucraina e i dati di produzione cinese in crescita, hanno determinato tale risposta del mercato. I mercati USA e Canada chiusi per il Labor Day hanno fatto il resto.

Al NYMEX il petrolio greggio con consegna a ottobre è scambiato a 95,76 dollari al barile, in calo del 0,21%, dopo che la scorsa settimana aveva chiuso a 95,82 dollari al barile.

Il Future sul petrolio NYMEX è salito del 2,58% la scorsa settimana, ma chiude agosto con una perdita del 2,11%.

Destino simile per il Brent, quotato a ICE. Prezzi in aumento del 0,9%, ma in calo del 2,7% su base mensile (agosto).

A pesare sulla situazione, come si diceva, la situazione Ucraina, e in particolare le sanzioni contro Mosca, oggetto di discussione anche questa settimana tra funzionari USA e Unione Europea.

Settimana scorsa i leader dell’Unione Europea hanno convenuto sull’eventualità di inasprire tali sanzioni, sperando che la Russia riveda la propria posizione circa un intervento militare in Ucraina, che appare allo stato dei fatti tutt’altro che remoto, considerato che migliaia di soldati russi pare abbiano già attraversato il confine.

Il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha dichiarato che per l’attivazione di nuove sanzioni verso Mosca ad oggi mancano dati oggettivi che possano giustificarli, aggiungendo anche che, la determinazione europea affinchè la Russia paghi un prezzo adeguato per le vicende Ucraine, è fuori discussione.

Insomma, una posizione diplomatica che di fatto non sposta l’ago della bilancia, forse anche perché l’Europa non se lo può permettere (leggi forniture di Gas Naturale alle porte dell’inverno).

“Siamo tutti consapevoli che occorre agire rapidamente per evitare un escalation sul campo”, ha dichiarato Van Rompuy al termine di un vertice tra leader europei.

Oro nero e i volumi di scambio

Questa settimana i volumi di scambio rischiano di restare bassi nella giornata di lunedi, data di realizzazione di quest’articolo, con i mercati statunitensi chiusi per la festa del Labor Day. Gli investitori si concentreranno presumibilmente sui risultati di giovedi 4 settembre, giorno della riunione di politica monetaria mensile della BCE.

Sono inoltre attesi gli annunci di politica monetaria da parte delle banche centrali di Australia, Giappone, Canada e Regno Unito.

La scorsa settimana la quotazione del greggio è salita, dopo l’emissione del report da parte dell’Università del Michigan che ha rilevato, per il mese di luglio, un aumento dell’indice di fiducia dei consumatori, passato a 82,55 dall’81,8 di giugno.

Un altro rapporto, che ha contribuito alla momentanea salita dei prezzi, ha indicato che l’attività manifatturiera nella regione di Chicago ha continuato ad espandersi anche nel mese di agosto, creando una sorta di zoccolo duro che lascia ben sperare.

Queste relazioni sono state diffuse dopo un’altra importante notizia: il prodotto interno lordo americano è cresciuto a un tasso annuo del 4,2% nel secondo trimestre 2014, contro una stima iniziale del 4%, oltretutto rimbalzando da un trimestre, il primo del 2014, in contrazione.

In controtendenza solo l’indice della spesa dei consumatori, calato dello 0,1% nel mese di luglio.

Per quale ragione un investitore europeo dovrebbe essere interessato a un rapporto dell’università del Michigan o alla fiducia che i consumatori americani ripongono nell’andamento dell’economia?

Perché tali dati riflettono le aspettative circa la domanda di petrolio negli Stati Uniti, che rimane il più grande consumatore mondiale, e determina quindi l’entità della richiesta.

Il punto chiave, che influirà con tutta probabilità sull’andamento delle quotazioni dell’oro nero sui mercati internazionali (e con esso i prodotti derivati), sarà l’eventuale inasprimento delle sanzioni contro la Russia, dovuto a un possibile allargamento del conflitto.

Al momento, le sanzioni in essere non hanno interrotto né le esportazioni di greggio dalla Russia, il secondo più grande esportatore mondiale, né quelle del gas naturale verso l’Europa.

Ma alla luce dei fatti, ogni scenario è possibile. Fino a che punto l’Europa potrà spingersi nell’applicare sanzioni che di fatto ne penalizzano le esportazioni verso uno dei clienti più importanti (specie per l’Italia?). E fino a che punto Putin potrà arrivare nel minacciare di chiudere i rubinetti del gas al Vecchio Continente?

Dal punto di vista dell’investitore, la situazione si presta ad azioni marcatamente speculative, poco adatte al trading di posizione.

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